Links e Letture

  • Il midollo del Dharma

    Il midollo del Dharma Il mio primissimo ritiro meditativo di tre giorni l’ho frequentato in primavera del ‘93 a Berlino. Era con i buddhisti Zen allievi di T. Deshimaru, nella Kastanien Allee. Le enormi sale a mattoni rossi, le vetrate ampie anni ‘20, i pavimenti in spesso legno grezzo. Le elegantissime vesti monacali nere e bianche, il gioioso silenzio, i suoni discreti delle campane metalliche e lignee, i rari incensi e il tempo scandito della pratica meditata seduta e camminata. Era la mia prima volta, avevo 25 anni e mi sentivo maledettamente a casa. Incalzava la domanda: ma dove siamo stati tutto questo tempo, come è possibile incontrare una pratica così geniale solo dopo 25 anni di vita? Non che a Milano, dove sono nato a cresciuto, mancassero i centri Zen o ritiri meditativi di ogni sorta e tradizione, ma per qualche indecifrabile motivo mi ero dato il permesso di farne esperienza solo ora. Fu una Epifania, avevo trovato finalmente casa e significato in un tipo di ricerca che non avrei più lasciato, anzi che è presto diventata per me “la Ricerca” a tempo pieno. Fino ad allora ne avevo solo letto o ne avevo fatto occasionali esperienze in un mini centro chiamato Osho Mondragon, nelle campagne venete appena l’anno prima, ma fu solo l’intensità e la profondità di un ritiro di più giorni a convincermi irreversibilmente dello splendore della pratica meditativa. Per questo al Centro Dorje-Ling siamo appassionati di ritiri: appena se ne offre l’occasione, organizziamo ritiri meditativi di crescita coscienziale e conoscenza di sé lungo tutto l’arco dell’anno. Senza compromessi, un ritiro cambia la prospettiva della nostra vita, ci radica al centro di noi stessi, rendendoci capaci di vedere dall’alto ciò che prima a malapena intuivamo, rinnova la nostra forza vitale e la nostra comprensione, ci rende saldi rispetto alle nostre mete. Breve, radica il Dharma nel midollo.

  • Morte, stato intermedio e rinascita

    "Morte, stato intermedio e rinascita". (Davide Cova, Anima News - gennaio 2008) Il 27 novembre 2007 è morto il mio Maestro, il ven. Geshe Jampa Ghiatso [GJG]. La relazione con un Maestro spirituale non si lascia descrivere. Ho vissuto, studiato e praticato accanto a Lui quotidianamente per 10 anni - dieci anni che mi hanno cambiato la vita. Ma non è di questo che voglio parlare. Voglio invece tentare di descrivere qui, in mezza pagina, i differenti stadi che si attraversano nel passaggio da un ciclo d'esistenza a un altro - prendendo spunto dal passaggio del mio Maestro. Il 27 novembre, come dicevo, GJG è 'clinicamente morto', il Suo cuore ha cessato di battere. Eppure il Suo continuum mentale è rimasto nel Suo corpo fino al 3 dicembre. Cosa s'intende con questo? In ambito buddhista tibetano si afferma che in quella fase il continuum mentale della persona deceduta passi attraverso le 'otto dissoluzioni degli elementi', fino a giungere alla Chiara Luce [CL]. La CL è uno stato meditativo di beatitudine diffusa, dal quale passiamo tutti per un tempo molto ridotto; ma se si è praticata assiduamente la concentrazione e la meditazione della dissoluzione degli elementi in tempo di vita, diventa facile a ridosso della morte rimanere in assorbimento meditativo sulla CL tutto il tempo che si ritiene opportuno. Fintantoché il continuum mentale permane in CL, il corpo della persona deceduta rimane intatto, il processo di decomposizione non ha inizio. GJG è rimasto in quello stato per 6 giorni, senza la minima traccia di decomposizione, ciò che richiede un livello di realizzazione meditativa molto elevato. Il giorno dopo, il 4 dicembre, è stato cremato, poiché lasciata la CL, il continuum mentale fuoriesce dal corpo e da quel momento in avanti il corpo entra in decomposizione. Da quel momento il continuum mentale entra nello stato intermedio, ovvero assume un corpo 'sottile' simile a quello della sua prossima rinascita. Nel caso di un essere spiritualmente realizzato, come è il caso di GJG, Egli sceglie di tornare a manifestarsi sulla terra esclusivamente per beneficiare gli esseri senzienti. Dunque la rinascita avrà luogo solo quando il Suo continuum mentale decida che è giunto il momento, il luogo e la famiglia adatta alla caratura della sua prossima manifestazione. Un essere realizzato è libero dal karma e dalle oscurazioni mentali, dunque la sua unica ragione per manifestarsi sulla terra risiede nel guidare gli esseri senzienti fuori dal ciclo di nascite e morti. Quindi siamo in molti oggi ad aspettare con gioia la rinascita di Geshe-là! [articolo scritto da Davide Cova e pubblicato su "Anima News", gennaio 2008]

  • Trasformare la mente con gli utensili del Risvegliato

    "Trasformare la mente con gli utensili del Risvegliato". Il Buddha Shakyamuni era un pragmatico. Risiede qui la potenza trasformativa del Suo insegnamento e la sua radicale attualità. Per coprire la distanza tra la mente ordinaria e la mente illuminata, ci ha insegnato a partire da dove ci troviamo qui ed ora, liberandoci gradualmente delle maschere che inconsapevolmente o consapevolmente indossiamo. Il primo passo consiste quindi nel 'rendere reale' la nostra vita, tramite la nuda presenza mentale, ovvero dissolvendo le idee cristallizzate che inquinano il nostro agire quotidiano. Testimoniando senza giudizio "ciò che è", dentro e fuori di noi. A questo fine il Risvegliato ci ha trasmesso il metodo della meditazione di consapevolezza sul respiro, attraverso il quale apprendiamo a rimanere presenti a noi stessi e al divenire. La meditazione della consapevolezza sul respiro ci insegna gradualmente a fluire con la vita, tramite il nudo esperire i fenomeni e gli eventi nella loro natura intima di transitorietà e di fitta interdipendenza. La graduale esperienza diretta dell'impermanenza e della vacuità, ovvero del sorgere, dimorare e cessare di ogni fenomeno, ci consente finalmente di Essere, e non di pensare di essere. Su questa base di 'consapevolezza espansa' s'imperniano altre due fondamentali pratiche meditative della tradizione buddhista: quella analitica e quella tantrica. La meditazione analitica si basa appunto sull'analisi di concatenazioni logiche che ci portano a generare una 'comprensione' e un 'sapore' della natura ultima dei fenomeni. Generato il 'sapore' risultante da quell'excursus logico, dimoriamo in modalità meditativa univoca su di esso. Allora la realtà ci si rivela per ciò che è: un flusso di sorgere dipendente, privo di esistenza intrinseca. In fine, il pinnacolo delle tecniche meditative buddhiste è il corpus dei Tantra. Tramite la meditazione tantrica ha luogo un transfer di qualità illuminate fra il Buddha sul quale scegliamo di meditare e noi stessi. Il tantra è considerato una tecnica trasformativa estremamente potente, per questo vi si giunge solo dopo aver ottenuto un'ottima familiarità con i due stili meditativi precedenti. Combinare questi tre metodi con costanza, conduce a salti quantici di consapevolezza e a una stabile serenità. Ma prima di tutto occorre 'aprire il cuore' e sviluppare la Grande Compassione! [articolo scritto da Davide Cova e pubblicato su "Anima News", dicembre 2007]